sabato 2 febbraio 2019

Domenica febbraio 2018 ore 15:00= Assemblea delle Comunità Pastorale Famiglia di Nazaret.

Questo post è di un anno fa. Ho inserito e rendo pubblico oggi, il mio pensiero di allora, portato all'attenzione dei Responsabili della Comunità Pastorale.

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ASSEMBLEA COMUNITA’ PASTORALE FAMIGLIA DI NAZARET
CERNUSCO S.N. 4 febbraio 2018.
Appunti per un intervento di Sergio Pozzi.
Premessa.
Cercherò di dare risposte ai temi sostanziali seguendo la traccia per ragioni organizzative, tralasciando una certa “criticità” sul metodo, la tecnica comunicativa, la non chiarezza di talune sollecitazioni e la poca tempistica a disposizione che si spiega solo con il lodevole obiettivo di recuperare il tempo perso. Avremmo voluto avere a disposizioni più tempo per un’analisi di Gruppo o fra semplici Amici per una sintesi allargata di maggior valore Comunitario. Questa proposta conferma una certa improvvisazione che se meglio ponderata si poteva allargare anche a chi non è credente per sentire come la pensa sulla Chiesa di Cernusco.
Questa prima analisi dopo ben dieci anni, non necessita di ulteriori commenti, ma di future doverose correzioni in quanto la negatività del “vuoto” che si è protratto è una responsabilità collettiva e non solo del Clero: era ns. dovere come Laici “insistere e richiamare” il nostro Clero.
Se poi al decennio aggiungiamo che del periodo antecedente non abbiamo ricordi di Assemblee delle singole Parrocchie se non risalenti a 30-40 anni, il quadro è desolante.
Pregherei tutti di fare uno sforzo a non estrarre solo “disfattismo e negatività” perché lo scopo è esattamente il contrario, indipendentemente dall’esito del lessico.
Prego qualcuno di farmi un segno alla scadenza dei 180 secondi concessi.


Mi scrive un Amico (AL) /25.01.2018.
“Volevo sapere da te cosa ne pensi dell’Assemblea e che tipo d’intervento si possono fare. Io sono demotivato e non voglio fare niente anche perché vedo una grande assenza di temi cruciali della Chiesa cattolica Universale Missionaria. Quindi per me lasciano il tempo che trovano. Però mi piacerebbe sentire come la pensi. Qualche volta mi viene da canticchiare, intanto che lavoro nell’orto, “Figli di nessuno” …ma questa è tutta un’altra storia”.
ANCH’IO CREDO CHE MANCHINO QUESTI TEMI. UN’IMPRESSIONE CHE SI HA QUASI SEMPRE PARLANDO CON LA GENTE. SE INVECE SI PARLA CON SOGGETTI “ESTERNI” QUESTA DICOTOMIA APPARE ANCOR PIÙ EVIDENTE.
 “Mi raccomando: lascia trasparire l’Amore alla comunità, così vivo e così vero”.

In un primo tempo pensavo di presentarmi a questa Assemblea (per provocazione) solo con i dati della Popolazione Cernuschese anno 2017. Cioè un semplice foglio di numeri interessanti demograficamente, socialmente e amministrativamente, ma ben più interessanti per noi Cristiani perché ogni numero è una Persona / siamo in 34.341 / cresciuti di 474 in un anno / 16.479 maschi / 17.862 femmine / + 173 maschi / + 155 femmine / a Cernusco è nato 1 maschio e 1 femmina / gli altri tutti nati in altri Comuni o all’estero anche se diventeranno Cernuschesi.
Nascono interrogativi e obbligazioni che la “Famiglia di Nazaret” deve tenere conto, diversamente il significato di “Pastorale” non ha alcun senso. Come arrivare alle 14.671, famiglie Cernuschesi? Quali analisi? Quali studi? Quali suggestioni? Quali decisioni? Quale “fare”? Certamente non siamo noi a “salvare il mondo” ma abbiamo l’obbligo di analizzare il quadro demografico.
SI ANCHE NOI AMIAMO QUESTA COMUNITÀ. FORSE È PIÙ GIUSTO DIRE CHE AMIAMO QUESTA CITTÀ. TALVOLTA QUASI UN AMORE-ODIO PER COME VANNO LE COSE. CERTAMENTE SI GUARDA AL “PECCATO NON AL PECCATORE”. L’ETERNO INTERROGATIVO SULLE DOBOLEZZE UMANE. I “SEMPER GIUST” ARIDI. SEMPRE A GALLA. SEMPRE A TIRARE PER LE MANICHE O A COMPIACERSI FRA LE TONACHE. SENTINELLE INUTILI COME NEL DESERTO DEI TARTARI IN ATTESA. TENENDO LE POSIZIONI. IN DIFESA. CIOÈ QUELLI CHE NON LASCIANO MIA CRESCERE GLI ALTRI PER PROFITTI MISTERIOSI. POI SI LAMENTANO CHE NON C’E’ NESSUNO. RIFLETTIAMO SU QUESTO. PONIAMOCI IL QUESITO SU QUANTA GENTE ABBIAMO FATTO SCAPPARE PIU’ CHE DI QUELLI CHE ABBIAMO CONQUISTATO. SU QUANTE COSE BUONE E BELLE AVREMMO POTUTO FARE E NON ABBIAMO FATTO.
Don Sergio Ghisoni Parroco di Masate / 7.01.2018 al Battesimo di Sveva.
Durante la liturgia Battesimale, pose particolare accento su: Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù, nostro Signore”.
“QUESTA È LA NOSTRA FEDE”: AFFERMAZIONE O INTERROGATIVO?

 “Non praevalebunt.”
“Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io tu dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.”
“NON PRAEVALEBUNT”. MI HA SEMPRE FATTO UN CERTO EFFETTO QUESTA CERTEZZA EVANGELICA.  È DA INTENDERSI A PRESCINDERE DA NOI E DAL NOSTRO IMPEGNO? SE È DAVVERO COSÌ PERCHÉ IMPEGNARSI? PERCHÉ CACCIARSELA TANTO?

Invito un Amico (SF) a partecipare / qualche giorno fa.
Ci sei domenica all’Assemblea?
 “Non ho mai partecipato ad un’Assemblea Parrocchiale… non so nemmeno come funzioni”.


Invito ad un’Amica (MF) a partecipare / qualche giorno fa.
Ci sei domenica all’Assemblea?
 “Sono molto indecisa ma orientata sul no. Non credo di essere un soggetto utile”.



Nella penultima tornata elettiva del CCP con candidature del listino popolare, non quella blindata dell’ultima volta con il listino precostituito) al mattino dopo lo scrutinio, ricevetti una strana telefonata da un Membro del Comitato Elettorale, che dovrebbe avere funzione notarile. “Confermi la tua disponibilità?” Caspita! Rimasi interdetto sia per la sorpresa dell’esito, sia per la stranezza della domanda telefonica fuori luogo che solo il Parroco avrebbe potuto-dovuto fare. Usurpazione, defilamento e sovrapposizione dei ruoli? Non scherziamo per favore.
La nostra, è una Comunità dai ruoli non ben definiti. O forse fin troppo blindati con tanti Direttorii? Ci sono situazioni s-border-line.
I Parroci e i Preti NON CHIAMANO PIU’. Tutto avviene per consuetudine e routine. Ci sentiamo NON CHIAMATI non per fare gli attacchini, ma per il ruolo e l’apporto esperenziale che possiamo dare alla nostra età. (vedi Appendice).
Il rapporto e la stima coi Preti è e resta immutata (vedi appendice), ma rivendico la mia competenza più di loro su temi specifici. Un Prevosto mi chiese perfino di fare il “sicario” per “far fuori” (!) un Professionista che millantava un credito di oltre 40milioni per uno studio sul “Buco”. Missione compiuta con sbugiardamento. Un Prete dell’Oratorio sul Piazzale delle Prepositurale all’ultimo saluto delle Comunità, mi disse con occhi lucidi “Ti raccomandi la ………. se non riesci tu non lo farà nessuno”. Missione compiuta.



Quando mi presento al Parroco o ai Preti, perché nuovi o per discutere di cose di Chiesa, li informo sempre delle mie idee e aspettative. Idem quando si parlava di disponibilità nel CPP.  Gli argomenti riguardano:

1)   Liturgia-Messa. Noi difficilmente frequentiamo la Chiesa Grande, per diversi motivi. Eccoli:
-     è dispersiva / salvo alcune messe distinte in orari precisi / i lettori sono tecnicamente scarsi, impreparati, con difetti e sfasature “mai corretti” / ci dev’essere qualcuno che verifica e interviene / si può anche andare in quiescenza dopo tanti anni  / si può anche fare un passo indietro / sempre quelli da tempo immemore;
-     idem per i Celebranti / ogni tanto qualche rotazione andrebbe bene per tutti anche a loro / noi sentiamo questa esigenza / preferiamo Ronco (o il Divin Pianto) più raccolta e cantosa;
-     la Chiesa Ambrosiana propone letture difficili incomprensibili e lunghe / la riforma liturgica così come attuata (mi risulterebbe anche contestata inutilmente dalla base-maggioranza);
-     canti e armonizzazioni (ovviamente con belle eccezioni) dopo le giombinate e le s-chitarrate, non hanno prodotto nulla / asincrona / priva di musicalità / assenza di coralità / assenza di azione propedeutica;
-      un giudizio molto duro / cose già dette e riportate su V.A. 17 anni fa anni (vedi appendice) fa / a livello Diocesano occorre dare spazio a Musicisti veri e a Poeti per il rinnovo dei canti.
2)   Bilancio-Trasparenza. Cosa aggiungere a queste due parole? / tema ineludibile / idem per Tasse e Imposte, soprattutto laddove sono state inspiegabilmente “imposte” / Se la Chiesa fa la dichiarazione dei redditi perché non darne anche spazio trasparente?
3)   Missionarietà (precisando che l’impegno Missionario nulla toglierà a quello Oratoriano, anzi / troppo diverso è il sistema nel quale siamo cresciuti rispetto ad ora / la maturazione individuale e collettiva dei tempi forti oratoriani è passata attraverso questa fondamentale esperienza / Marcello Candia / Abbè Pierre / Mons. Bramati / Mons. Pirovano / Raul Follereau / potrei continuare per ore e ore / Missionari Cernuschesi / Una storia infinita da riprendere…
4)   Problemi personali e riservati.
5)   Estrema sorveglianza verso la Pedofilia.
Temi e problemi dove il dente duole. Si deve parlarne con franchezza, serenità, con correzione fraterna. La ns. Comunità non ha mai tempo per un “riesame” delle iniziative.
Temi che, come da sollecito, ho inviato a Scola prima della Visita Pastorale riassunta nell’incontro di Carugate, purtroppo rimasto “blindato”. Non è senza spazio per spontaneità (come sempre). Quanti sono stati questi interventi nessuno lo sa. Per avere risposta ho chiesto a DDR di fare qualche cosa. La risposta è arrivata su quasi tutti i miei interrogativi, tranne la n. 2.
TRACCIA Punto 4: “Come valuti lo sforzo della comunità Cristiana …”.
L’unico concreto suggerimento che possiamo dare per gli Educatori degli Adolescenti e Giovani è di vivere con loro e condividere con loro un percorso, uno spicchio della vita. Vivere con loro significa saper cogliere attimi, situazioni, euforie, debolezze, errori, apatie che si evidenziano solo nel tempo lungo.
Essere uno di loro quindi e mantenere l’autorevolezza necessaria anche se non distanti d’età. Non c’è nulla di paragonabilmente bello dopo tanti anni, incontrarti e salutarti coi tuoi ex Ragazzi. Saper infondere quel senso di libertà che noi Credenti dobbiamo dimostrare di avere più di tutti. Appunto simbolicamente come “Figli di nessuno”. Spirito originale, unico, senza catene, indipendente “dentro” rispetto all’effimero, all’inutile, al di più, all’insignificante.
A questi Ragazzi va affidato sempre un progetto concreto “esterno” e uno “interno” per fare e lavorare insieme, misurarsi e correlarsi con i compagni.  ribelle, spirito libero, spirito indipendente. Poi ciascuno per le strade del mondo.
Quanto agli Adulti, nell’attuale nulla assoluto di proposte e iniziative, crediamo che ci siano molte cosa da fare. Noi Adulti, resistiamo perché il tempo forte vissuto da Giovani impegnati ci ha lasciato un’eredità incancellabile. Attingiamo ancora risorse da quel bagaglio, da quelle conserve messe in disparte nella mente per riutilizzarle in tempi più duri. Il nostro zaino personale che si svuota nei tempi di “siccità” e nei momenti difficili, si rabbocca continuamente con la fonte abbondante del bene ricevuto con esempi infiniti di Bontà e Generosità che abbiamo descritto nei nostri libri e che continueremo a scrivere ancora spero fra non molto. Vero Lucio?
Un impegno per gli Adulti? Promuovere una biblio-emeroteca Oratoriana. Non per ricordare o ri-ordinare atti e documenti, scopo meritevole. Non per un fine bucolico o romantico. Semplicemente per testimonianza.

Quesito dai troppi risvolti, in parte già fatti intendere, l’altra parte è molto difficili. Ci pervade una convinzione negativa in generale ed un’assenza reiterata e prolungata. Più che aspetti particolari va recuperato il “senso religioso” della via e della nostra Gente. Senso religioso che potrebbe passare attraverso gesti semplici e atteggiamenti esemplari, umili e condivisi. Questioni che coinvolgono l’Essere e non l’Apparire.
Suggeriamo di “andare” verso la Gente non di “aspettarla”. Sacerdoti e Preti, camminate di più a piedi nelle strade della città. Percorrete il Centro non le strade laterali. Prendetevi il tempo. Fatevi vedere. Fermatevi con noi-loro. Prendete un caffè al bar. Un gelato. Una birra…
C’era una volta un Parroco che a dispetto del soprannominato “Preustel” camminava molto a piedi col baschetto. Era il suo modo extra fumi di candele.
Si recuperino i vecchi segni e punti religiosi rivisitandoli e riattivandoli dove possibile, presidiarli, pulirli, addobbarli, adottarli quali riferimenti per ritrovi per ogni semplice iniziativa (rosario, benedizione Natalizia). Come: Oratorio Imperiale / Oratorio Olearia / Oratorio Torriana/ Santele sparse / Oratorio Castellana privatizzato / Oratorio Gaggiolo.
Due/ tre anni fa leggemmo su V.A. (con orrore) le peripezie dei Laici che si erano dedicati alla Vista delle Famiglie per Natale. Sembrava che il problema più grande riscontrato fosse stata la pioggia di quei giorni, non l’incontro con la Gente.

Una Comunità che fra gli aspetti caritativi e verso i più fragili si presenta anche sotto lo stendardo di due Madonne Lourdiane è un pessimo esempio di rottura e si spera non di inimicizia. Se un Gruppo fa la “trippa”, subito dopo sul Foglio (prima delle depurazioni) l’altro proponeva la “caseola”.
Poi. Magari, non si pensa che qualche bisognoso impedito che voleva partecipare all’Assemblea non ha potuto perché nessuno lo trasportava.
Quanto all’ultima parte del Punto 6, è quesito inutile senza risposta, nemmeno accettabile nel senso di fare emergere il sommerso. Trattasi di fatto molto personale, intimo, di coscienza, di fede. Sono certo che chi percorre questa esperienza lo fa di nascosto, semplicemente, riservatamente. C’è sempre un border line per tutte le cose: questa è una di quelle.
Poco tempo fa in via Briantea è morto Graziella una bella donna guardata con sospetto perché appariscente. Lei ha curato in casa, anche da vedova, un Fratello gravemente malato per 50 e più anni (citata nel mio libro). Non ha mai fatto ferie. Lo sapevano in pochi. È senz’altro a riposarsi nell’Infinito assieme a tanti altri, gente che abbiamo conosciuto e che avevano lo zaino pieno di “frutti da portare”.
Anche questa è una riflessione che da sola sbranerebbe i tre minuti concessi. Magari la prossima volta ci registriamo meglio su quesiti simili. C’è uno strumento conosciutissimo che è Voce Amica e anche CernuscoInsieme. Abbiamo lasciato, in specie recentemente, traccia delle nostre criticità di merito: io sono pronto ad un confronto. Più che Redazione a tanti appare come Direttorio con tutto quel che di negativo contiene questa definizione. Un Direttorio intoccabile ed immutabile può compensare un impegno indubitabilmente forte continuo e qualificato senza soste? Un pensierino lo farei. Non si pretendono Anchor-Man ma buon senso, equità di trattamento e pari opportunità, soprattutto nei confronti della Politica Amministrativa della Città con giusto senso critico. Il brutto anatroccolo che prima era bersaglio e toccabile, ora no perché diventato Principe? Qui mi fermo perché siamo in Chiesa. Dalla semplice informazione bisogna passare ai contenuti. Bisogna anche fare uno sforzo grafico semplificativo e lineare rispetto al quantitativo soprapposto mischiato e illeggibile. Il Foglio domenicale è un esempio di cura dimagrante che si può imitare. So che è molto difficile e potrebbe creare appesantimenti economici ma occorre sperimentare il fascicoletto centrale estraibile e conservabile per le questioni importanti come questa stessa Assemblea Pastorale.
Ho fatto passare ad alcuni Amici fidati una bozza di questo mio intervento come faccio sempre le cose che pubblico e che contano. Tutti mi hanno fatto presente che esiste un problema Libreria. Ho risposto che diversamente dal passato, non è più un’attività o un servizio della Parrocchia.
Quesito mal espresso. In sostanza crediamo di avere già risposto anche se solo parzialmente.
Idem come al Punto 8.
Quelle esistenti sono più che sufficienti. Quelle semplici da recuperare sono elencate al punto 5.
TRACCIA Punto 11: “Esprimiti liberamente …”.
Ma i Comandamenti non sono dieci?
Dieci anni fa, alla nascita della Comunità inter-parrocchiale vennero posti dei quesiti. Si sarebbe potuto confrontarli.
I have dream.
Tanti anni fa, Lucio, incominciò a parlarci di ecologia in Oratorio. Complice l’allora giornalista di Avvenire ……che nei paginoni trattava la questione ambientale.
Alla prima riunione di una classe Pre-ju (1954) chiesi ai Ragazzi quale argomento trattare negli incontri. Luciano propose di ascoltare la canzone di Celentano appena uscita. “Il mondo in mi 7a”. Qualcuno ricorderà il contenuto.
Un altro Ragazzo voleva che andassimo insieme a vedere il film “Helga”. Qualcuno ricorderà anche questo. Per “Helga”, nonostante il contenuto e la cultura di quegli anni, ottenni senza alcuna remora il permesso di Don Giuseppe. Celentano divenne un live-motive quasi un’ossessione col 45 giri sempre sul Geloso per un anno intero. Per inciso quel Ragazzo divenne Medico.
Forse sono in fase regressiva, forse il mio pensiero sta cambiando, forse… forse… ritornando indietro anche per via dei campeggi, il rispetto della natura si è insediato nel mio ippocampo ed è rimasto lì latente per tanti anni per riemergere ora. Se potessi tornare indietro avrei insistito di più su questo argomento fortemente educativo.
Il rispetto del Creato è attualissimo è un Credente non può eluderlo.
Tanto più davanti all’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, che potrebbe far parte di un nuovo Catechismo e materia da spiegare ai nostri Ragazzi, in aggiunta al Dono della Fede.
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Operazioni immobiliari NON CONDIVISIBILI – realizzate nel silenzio più totale della ns. Comunità Cristiana come la privatizzazione dell’Oratorio alla Castellana e peggio ancora l’operazione ex Oratorio di via Briantea retrocesso per contratto, perso per insipienza e reiettato per s-ragioni border-line. Con un minimo di accortezza sarebbe ancora nostro col mantenimento della funzione “sacra”. Nessuna attrezzatura edificatoria: un semplice giardino a verde come luogo libero, aperto e frequentabile. Demolire la Grotta è e rimane uno sfregio imperdonabile.
 Scusatemi.


APPENDICE
Dal mio archivio ho estratto questi pensieri pubblicati tant’anni fa.
(V.A. gennaio/ febbraio 2001)
È BELLO CANTARE…MA COME?
Esco dalla “messa solenne” dell’Epifania (ore 11,00) rabbuiato e pensieroso. Il distacco, il solco, fra liturgia e assemblea dei fedeli mi è sembrato ancor più profondo del solito. Due vasi non comunicanti. Poi apro V.A. di gennaio, pagina 15. Cara Patrizia (ma vale per tutti coloro che hanno a cuore questo problema) hai trovato pane per i tuoi denti con la tua riflessione “aperta”. Non occorre andare solo nella mittel Europa per scoprirlo: basta una missione qualsiasi da uno dei nostri Missionari nel Terzo Mondo! Non medio parole e pensieri: così mi par d’essere più genuino, a costo di rischiare “magre”. M'infondo coraggio e d’amblé ti rispondo. Non come “addetto ai lavori” come lo sei tu, anche se lo sono stato in passato. Certamente non come estraneo. Tento di stare da parte del semplice fedele del “popolo di Dio”. Presumo di pensarla come la stragrande “maggioranza silenziosa” che sta in chiesa alla messa e che anche lei soffre per questa situazione. Un minimo di storia. All’inizio degli anni ’60 con la riforma liturgica, ci fu un gran fermento. Non solo per il venir meno del latino e perché il Prete si era finalmente girato. Come una bottiglia di spumante cui si toglie la gabbietta e il tappo salta subito. Ne uscì un “vino” per taluni, dolce (moscato) per altri, frizzante (prosecco) per altri ancora, cuvée millesimato. Ma sempre con tante bollicine, forse troppe. Sta di fatto che nuove parole e nuovi canti ne uscirono, impetuosi, forti dal collo della bottiglia. Ebbi la fortuna, su incoraggiamento quasi un’imposizione di Don Felice, di seguire la prima messa in “italiano” una domenica mattina: tremavo come una foglia, e la voce divenne “ranteghino”. E per qualche tempo la messa fu così: bella coinvolgente univoca assembleare, da “popolo di Dio”. Poi vennero vendemmie sempre più scarse e non d’annata. La vite si seccò. Il punto vero, credo, fu questo: si passò (forse inconsciamente) dalla “partecipazione” alla “specializzazione” dove gli “addetti” furono sempre più “addetti” e il “popolo”
sempre meno “popolo”, liturgicamente parlando. Un replay “déjà-vu” del latino, distaccato dalla gente? Le ragioni non le so. Forse mancarono criteri ed atteggiamenti istruttivi e mirati per il “popolo” nella sua totalità. Nessuno si prese più la briga di “condurre” la messa dalla parte del “popolo”. L’individualismo prese il sopravvento per fare fronte alle necessità contingenti. I canti sempre più difficili per mancanza d’armonia musicale “assembleare” in parallelo con l’abbandono, “tout-court”, della “vite” latinista e di tanti canti consolidati ampiamente metabolizzati. Nella messa dell’Epifania (non ci vado ogni tanto ...) non ricordo un canto che conoscevo. Non capivo una parola o una frase compiuta. Che io sia duro d’orecchi? Prova, una volta, a stare “giù” in mezzo al “popolo”, non dico in fondo alla chiesa. Vedrai e forse capirai perché nessuno canta! Non si capisce niente! Zero! Suggerisco e tento delle tracce sulle quali lavorare. Definizione dell’architettura e gerarchia degli spazi liturgici nella nostra chiesa. Troppo tempo (quasi 40 anni) passati con l’altare provvisorio. Larghe e distaccate le funzioni che devono stare raccolte (zona balaustra). L’abbandono (o quasi) dell’organo a favore di pianole. Basi che scimmiottano tamburi lontani e ritmi inusuali. Grattar di chitarre dissonanti. La guida che sovrasta il Celebrante (ahi ahi) con sottolineature ovvie ripetitive inutilmente ridondanti. Che disastro quel Gloria (o Credo, non mi ricordo più) dell’Epifania recitato a dialogo con il Celebrante e col “popolo” che non capiva l’innovazione! Amplificazione troppo forte (possibile che nessuno se ne accorga?) Lettori con voci troppo disomogenee per vocalità e tonalità. L’eterna lotta con l’asta microfonica: su giù, giù su e poi giù e poi su ancora e poi a destra e poi a sinistra. Quando mai finirà? Tutti fattori di distrazione e di spiccato individualismo. Va tutto male? No, ci mancherebbe: si dice che per farsi capire si forzano i pensieri. Per ora mi fermo. Il dibattito è aperto. Resta però un problema essenziale La nostra liturgia soffre di mancanza di “mano” univoca, autorevole preparata cui spetta il compito di indirizzare, richiamare, sollecitare. E correggere gli eccessi d’individualismo. Ma forse ci sono troppi “colonnelli”!
Ciao. Sergio Pozzi.
(RISPOSTA)
Caro Sergio, rispondo con piacere alla tua lettera, non da addetta ai lavori – perché non mi ritengo tale – ma da semplice appartenente alla comunità parrocchiale di Santa Maria Assunta, come del resto lo sei anche tu. Ti svelo anche com’è nata l’ispirazione per l’articolo: dopo una messa di una domenica d’avvento, dove l’assemblea non solo non cantava – e questo passi – ma non si sentivano neanche le risposte alle orazioni pronunciate dal celebrante! E allora, come la mettiamo? Ti ringrazio anche per le sottolineature ed i suggerimenti. Ne faremo tesoro. Di una cosa però puoi stare certo: nell’ambito dell’animazione liturgica non ci sono individualismi né colonnelli, né tantomeno gruppi che operano in totale anarchia di indicazioni, ma semplici “servi”, ovvero persone che scelgono di mettere “a servizio” della parrocchia parte del proprio tempo, facendo i salti mortali con i turni di lavoro, la scuola, la famiglia, e con nessun tornaconto, se non quello di servire il Signore! Sicuramente un servizio che può essere migliorato, ma per il quale va perlomeno riconosciuta la dedizione e la fedeltà all’impegno, ordinario e straordinario! Don Luigi, comunque, ha confermato che l’argomento è già stato posto all’Ordine del Giorno del Consiglio Pastorale, come puoi leggere dal resoconto in altre pagine del giornale. Il problema però non sta solo nel repertorio dei canti: se fosse solo per questo ci sono fior di documenti in materia, non ultimo quello del Papa riportato su Avvenire di sabato 20 gennaio; nella nostra chiesa, però, diventa un problema cantare anche i canoni di Taizé, come per esempio “Ubi caritas et amor, Deus ibi est”, con il testo di sette parole (hai letto bene: sette) ed una melodia semplicissima, conosciuta in tutto il mondo, e che il coro delle 11 si ostina, nonostante tutto, a proporre da un anno e mezzo, insieme a tanti altri canti. E che dire poi della messa di oggi, domenica 21 gennaio, dove il Santo del Bonfitto, che nella nostra chiesa si canta dal 1975 non lo cantava nessuno? Forse, e insisto, il problema è un altro. Le nostre assemblee sono composte da persone che vivono la celebrazione dell’Eucaristia, oltre che come occasione di preghiera, anche come momento di vita comunitaria e vi partecipano rispondendo e cantando. Probabilmente, per altri, la messa della domenica è l’opportunità per vivere un’ora di raccoglimento con una partecipazione intensa, vissuta nell’assoluto silenzio. Ed anche a questi, comunque, va il nostro più assoluto rispetto. Al coro, permettimi però, va data anche una piccola soddisfazione: siamo partiti un anno e mezzo fa con una dozzina di persone: adesso siamo quasi in trenta, ed anche stamattina si è aggregata una giovane fidanzata! Qualche motivo ci deve pur essere. Vedi tu! Ciao! Patrizia Luraghi.


SENTIRSI “NON CHIAMATI”.
22 settembre 2007 (CernuscoInsieme).


Caro Don Luigi,
Assisto, invero un po’ estraneo, alla nuova strategia pastorale, di cui si parla copiosamente di questi tempi. Mi sorreggono due filoni: uno generale, l’altro personale. Lo faccio (molto) sinteticamente e per quanto riesca ad esprimermi, del tutto fiducioso della reciproca onestà intellettuale.
Che senso ha tutto questo? Ingressi solenni, direttivi, richiami alle linee di Tettamanzi sul compito affidato alla Comunità Pastorale (vedi V.A. e simili). Potrei continuare….
Tutte questioni che, prima della Famiglia di Nazareth, non dovevano già essere la base della vita cristiana e parrocchiale? Il progetto pastorale comune non doveva-poteva essere già presente e attuato e/o far parte del bagaglio di base di ogni cristiano (Preti e laici) in tutte le situazioni, in ogni comunità, in ogni tempo? E poi, quante “Pastorali” ci sono? Non ne basta una semplice essenziale” Pastorale del cristiano”?  
Già trent’anni fa (anche meno) qualcuno di noi sosteneva che la divisione in tre parrocchie (e tre Parroci …) di un paese come Cernusco era un errore pastorale. Agli occhi di adesso quella “profezia” trova conferma. Forse non per scelta, ma per necessità (mancano i Preti).  Fra i sostenitori di quella tesi, di certo laici (inascoltati) magari più avveduti dei Preti di allora. E sì che era il tempo del Concilio… La ridondanza di questi giorni non mi convince affatto. Credo sia più ampio il compito dei laici, rispetto a certe tesi “riduttive”. Non è solo un problema di contrapposizione, beghe, invidie fra loro, anche se si punta il dito quasi sempre e solo su questi “difetti”. Mi chiedo se è davvero questa la maggiore preoccupazione!
Ci sono compiti di “fede-sacramento” per i quali i laici-cristiani dovrebbero mettersi in fila e ben intruppati. Ma ci sono compiti “pastorali-sociali” sui quali possono dire tranquillamente la loro ed è qui che i Preti si devono adeguare. Umiltà, pregiudizio, stima, modestia …. fanno parte del bagaglio umano (di tutte e due le parti). Non certo nella ironica classificazione, che mi pare del tutto stonata, riportata nelle tipologie del cristiano sul fondo “E tu, che razza di cristiano sei?”.
Non sempre chi chiede l’elemosina è un vero povero. Forse i più poveri davvero non hanno nemmeno la forza di chiederla. Voglio dire che nelle nostre Comunità ci sono persone serie e preparate con bagaglio cristiano forte. Magari vorrebbero - potrebbero fare ma … non sono “chiamati” e, ancor peggio, non lo sono mai stati.
Non è la prima volta che tocco questa questione della “chiamata”.  Sentirsi “non chiamati” è grande sofferenza, non sempre affrontata con serenità, anche se si lavora lo stesso per la parusia che come ben sai è il nostro fine ultimo. Altri testimoniano senza apparire. Altri fanno di tutto per non essere “canne agitate dal vento” quindi testimoni nel proprio tempo. Anche qui potrei continuare in esempi positivi...
Con le dovute differenze, talune considerazioni valgono anche nel campo politico-amministrativo locale dove, magari, si scegli chi dà le spallate, chi appare (o si vende) meglio, di certo più per ragioni partitiche che politiche.
Viene da pensare, nell’uno e nell’altro campo, che questi non sono “chiamati” perché hanno autorevolezza competenze e indipendenza e, forse, danno fastidio.
La “chiamata” dunque, almeno per le cose di Chiesa. Soprattutto per coloro che pensavano, dopo un forte impegno giovanile, e pensano tutt’ora nei diversi stati della vita, di poter essere ancora utili. Ritengo, con assoluta umiltà, di essere fra questi.
Chi deve “chiamare”?

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