Questo post è di un anno fa. Ho inserito e rendo pubblico oggi, il mio pensiero di allora, portato all'attenzione dei Responsabili della Comunità Pastorale.
$ $ $ $ $ $
ASSEMBLEA COMUNITA’ PASTORALE
FAMIGLIA DI NAZARET
CERNUSCO S.N. 4
febbraio 2018.
Appunti per un intervento di Sergio
Pozzi.
Premessa.
Cercherò di dare
risposte ai temi sostanziali seguendo la traccia per ragioni organizzative,
tralasciando una certa “criticità” sul metodo, la tecnica comunicativa, la non
chiarezza di talune sollecitazioni e la poca tempistica a disposizione che si
spiega solo con il lodevole obiettivo di recuperare il tempo perso. Avremmo voluto
avere a disposizioni più tempo per un’analisi di Gruppo o fra semplici Amici per
una sintesi allargata di maggior valore Comunitario. Questa proposta conferma
una certa improvvisazione che se meglio ponderata si poteva allargare anche a chi
non è credente per sentire come la pensa sulla Chiesa di Cernusco.
Questa prima
analisi dopo ben dieci anni, non necessita di ulteriori commenti, ma di future
doverose correzioni in quanto la negatività del “vuoto” che si è protratto è
una responsabilità collettiva e non solo del Clero: era ns. dovere come Laici “insistere
e richiamare” il nostro Clero.
Se poi al
decennio aggiungiamo che del periodo antecedente non abbiamo ricordi di
Assemblee delle singole Parrocchie se non risalenti a 30-40 anni, il quadro è
desolante.
Pregherei
tutti di fare uno sforzo a non estrarre solo “disfattismo e negatività” perché
lo scopo è esattamente il contrario, indipendentemente dall’esito del lessico.
Prego
qualcuno di farmi un segno alla scadenza dei 180 secondi concessi.
Mi scrive un Amico (AL) /25.01.2018.
“Volevo
sapere da te cosa ne pensi dell’Assemblea e che tipo d’intervento si possono
fare. Io sono demotivato e non voglio fare niente anche perché vedo una grande
assenza di temi cruciali della Chiesa cattolica Universale Missionaria. Quindi
per me lasciano il tempo che trovano. Però mi piacerebbe sentire come la pensi.
Qualche volta mi viene da canticchiare, intanto che lavoro nell’orto, “Figli di
nessuno” …ma questa è tutta un’altra storia”.
ANCH’IO CREDO CHE MANCHINO QUESTI
TEMI. UN’IMPRESSIONE CHE SI HA QUASI SEMPRE PARLANDO CON LA GENTE. SE INVECE SI
PARLA CON SOGGETTI “ESTERNI” QUESTA DICOTOMIA APPARE ANCOR PIÙ EVIDENTE.
“Mi
raccomando: lascia trasparire l’Amore alla comunità, così vivo e così vero”.
In un primo tempo pensavo di presentarmi a questa
Assemblea (per provocazione) solo con i dati della Popolazione Cernuschese anno
2017. Cioè un semplice foglio di numeri interessanti demograficamente,
socialmente e amministrativamente, ma ben più interessanti per noi Cristiani
perché ogni numero è una Persona / siamo in 34.341 / cresciuti di 474 in un
anno / 16.479 maschi / 17.862 femmine / + 173 maschi / + 155 femmine / a
Cernusco è nato 1 maschio e 1 femmina / gli altri tutti nati in altri Comuni o
all’estero anche se diventeranno Cernuschesi.
Nascono interrogativi e obbligazioni che la “Famiglia
di Nazaret” deve tenere conto, diversamente il significato di “Pastorale” non
ha alcun senso. Come arrivare alle 14.671, famiglie Cernuschesi? Quali analisi?
Quali studi? Quali suggestioni? Quali decisioni? Quale “fare”? Certamente non
siamo noi a “salvare il mondo” ma abbiamo l’obbligo di analizzare il quadro
demografico.
SI ANCHE NOI AMIAMO QUESTA COMUNITÀ. FORSE È PIÙ
GIUSTO DIRE CHE AMIAMO QUESTA CITTÀ. TALVOLTA QUASI UN AMORE-ODIO PER COME
VANNO LE COSE. CERTAMENTE SI GUARDA AL “PECCATO NON AL PECCATORE”. L’ETERNO
INTERROGATIVO SULLE DOBOLEZZE UMANE. I “SEMPER GIUST” ARIDI. SEMPRE A GALLA.
SEMPRE A TIRARE PER LE MANICHE O A COMPIACERSI FRA LE TONACHE. SENTINELLE
INUTILI COME NEL DESERTO DEI TARTARI IN ATTESA. TENENDO LE POSIZIONI. IN
DIFESA. CIOÈ QUELLI CHE NON LASCIANO MIA CRESCERE GLI ALTRI PER PROFITTI MISTERIOSI.
POI SI LAMENTANO CHE NON C’E’ NESSUNO. RIFLETTIAMO SU QUESTO. PONIAMOCI IL
QUESITO SU QUANTA GENTE ABBIAMO FATTO SCAPPARE PIU’ CHE DI QUELLI CHE ABBIAMO
CONQUISTATO. SU QUANTE COSE BUONE E BELLE AVREMMO POTUTO FARE E NON ABBIAMO
FATTO.
Don Sergio Ghisoni Parroco di Masate /
7.01.2018 al Battesimo di Sveva.
Durante la liturgia Battesimale, pose
particolare accento su: “Questa è la
nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in
Cristo Gesù, nostro Signore”.
“QUESTA È LA NOSTRA FEDE”: AFFERMAZIONE O
INTERROGATIVO?
“Non praevalebunt.”
“Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne
né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io tu
dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte
degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei
Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò
che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.”
“NON PRAEVALEBUNT”. MI HA SEMPRE FATTO UN CERTO
EFFETTO QUESTA CERTEZZA EVANGELICA. È DA
INTENDERSI A PRESCINDERE DA NOI E DAL NOSTRO IMPEGNO? SE È DAVVERO COSÌ PERCHÉ
IMPEGNARSI? PERCHÉ CACCIARSELA TANTO?
Invito un
Amico (SF) a partecipare / qualche giorno fa.
Ci
sei domenica all’Assemblea?
“Non ho mai partecipato ad un’Assemblea
Parrocchiale… non so nemmeno come funzioni”.
Invito ad un’Amica (MF) a partecipare
/ qualche giorno fa.
Ci sei domenica all’Assemblea?
“Sono molto indecisa ma orientata sul no.
Non credo di essere un soggetto utile”.
Nella penultima tornata elettiva del CCP con
candidature del listino popolare, non quella blindata dell’ultima volta con il
listino precostituito) al mattino dopo lo scrutinio, ricevetti una strana
telefonata da un Membro del Comitato Elettorale, che dovrebbe avere funzione
notarile. “Confermi la tua disponibilità?” Caspita! Rimasi interdetto sia
per la sorpresa dell’esito, sia per la stranezza della domanda telefonica fuori
luogo che solo il Parroco avrebbe potuto-dovuto fare. Usurpazione, defilamento e
sovrapposizione dei ruoli? Non scherziamo per favore.
La nostra, è una Comunità dai ruoli non ben definiti. O
forse fin troppo blindati con tanti Direttorii? Ci sono situazioni s-border-line.
I Parroci e i Preti
NON CHIAMANO PIU’. Tutto avviene per consuetudine e routine. Ci sentiamo NON
CHIAMATI non per fare gli attacchini, ma per il ruolo e l’apporto esperenziale
che possiamo dare alla nostra età. (vedi Appendice).
Il rapporto e la stima coi
Preti è e resta immutata (vedi appendice), ma rivendico la mia competenza più
di loro su temi specifici. Un Prevosto mi chiese perfino di fare il “sicario”
per “far fuori” (!) un Professionista che millantava un credito di oltre
40milioni per uno studio sul “Buco”. Missione compiuta con sbugiardamento. Un
Prete dell’Oratorio sul Piazzale delle Prepositurale all’ultimo saluto delle
Comunità, mi disse con occhi lucidi “Ti raccomandi la ………. se non riesci tu non
lo farà nessuno”. Missione compiuta.
Quando mi presento al Parroco o ai Preti, perché nuovi
o per discutere di cose di Chiesa, li informo sempre delle mie idee e
aspettative. Idem quando si parlava di disponibilità nel CPP. Gli argomenti riguardano:
1)
Liturgia-Messa. Noi difficilmente
frequentiamo la Chiesa Grande, per diversi motivi. Eccoli:
-
è dispersiva / salvo alcune
messe distinte in orari precisi / i lettori sono tecnicamente scarsi,
impreparati, con difetti e sfasature “mai corretti” / ci dev’essere qualcuno
che verifica e interviene / si può anche andare in quiescenza dopo tanti
anni / si può anche fare un passo
indietro / sempre quelli da tempo immemore;
-
idem per i Celebranti
/ ogni tanto qualche rotazione andrebbe bene per tutti anche a loro / noi
sentiamo questa esigenza / preferiamo Ronco (o il Divin Pianto) più raccolta e
cantosa;
-
la Chiesa Ambrosiana
propone letture difficili incomprensibili e lunghe / la riforma liturgica così
come attuata (mi risulterebbe anche contestata inutilmente dalla
base-maggioranza);
-
canti e armonizzazioni
(ovviamente con belle eccezioni) dopo le giombinate e le s-chitarrate, non
hanno prodotto nulla / asincrona / priva di musicalità / assenza di coralità /
assenza di azione propedeutica;
-
un giudizio molto duro / cose già dette e
riportate su V.A. 17 anni fa anni (vedi appendice) fa / a livello Diocesano
occorre dare spazio a Musicisti veri e a Poeti per il rinnovo dei canti.
2)
Bilancio-Trasparenza.
Cosa aggiungere a queste due parole? / tema ineludibile / idem per Tasse e
Imposte, soprattutto laddove sono state inspiegabilmente “imposte” / Se la
Chiesa fa la dichiarazione dei redditi perché non darne anche spazio
trasparente?
3)
Missionarietà (precisando
che l’impegno Missionario nulla toglierà a quello Oratoriano, anzi / troppo
diverso è il sistema nel quale siamo cresciuti rispetto ad ora / la maturazione
individuale e collettiva dei tempi forti oratoriani è passata attraverso questa
fondamentale esperienza / Marcello Candia / Abbè Pierre / Mons. Bramati / Mons.
Pirovano / Raul Follereau / potrei continuare per ore e ore / Missionari
Cernuschesi / Una storia infinita da riprendere…
4)
Problemi personali e
riservati.
5)
Estrema sorveglianza
verso la Pedofilia.
Temi e problemi dove il dente duole. Si deve parlarne
con franchezza, serenità, con correzione fraterna. La ns. Comunità non ha mai
tempo per un “riesame” delle iniziative.
Temi che, come
da sollecito, ho inviato a Scola prima della Visita Pastorale riassunta
nell’incontro di Carugate, purtroppo rimasto “blindato”. Non è senza spazio per
spontaneità (come sempre). Quanti sono stati questi interventi nessuno lo sa.
Per avere risposta ho chiesto a DDR di fare qualche cosa. La risposta è
arrivata su quasi tutti i miei interrogativi, tranne la n. 2.
TRACCIA Punto
4: “Come valuti lo sforzo della comunità Cristiana …”.
L’unico concreto suggerimento che possiamo dare per
gli Educatori degli Adolescenti e Giovani è di vivere con loro e condividere
con loro un percorso, uno spicchio della vita. Vivere con loro significa saper
cogliere attimi, situazioni, euforie, debolezze, errori, apatie che si
evidenziano solo nel tempo lungo.
Essere uno di loro quindi e mantenere l’autorevolezza
necessaria anche se non distanti d’età. Non c’è nulla di paragonabilmente bello
dopo tanti anni, incontrarti e salutarti coi tuoi ex Ragazzi. Saper infondere
quel senso di libertà che noi Credenti dobbiamo dimostrare di avere più di
tutti. Appunto simbolicamente come “Figli di nessuno”. Spirito originale,
unico, senza catene, indipendente “dentro” rispetto all’effimero, all’inutile,
al di più, all’insignificante.
A questi Ragazzi va affidato sempre un progetto
concreto “esterno” e uno “interno” per fare e lavorare insieme, misurarsi e
correlarsi con i compagni. ribelle,
spirito libero, spirito indipendente. Poi ciascuno per le strade del mondo.
Quanto agli Adulti, nell’attuale nulla assoluto di proposte
e iniziative, crediamo che ci siano molte cosa da fare. Noi Adulti, resistiamo perché
il tempo forte vissuto da Giovani impegnati ci ha lasciato un’eredità incancellabile.
Attingiamo ancora risorse da quel bagaglio, da quelle conserve messe in
disparte nella mente per riutilizzarle in tempi più duri. Il nostro zaino
personale che si svuota nei tempi di “siccità” e nei momenti difficili, si
rabbocca continuamente con la fonte abbondante del bene ricevuto con esempi
infiniti di Bontà e Generosità che abbiamo descritto nei nostri libri e che
continueremo a scrivere ancora spero fra non molto. Vero Lucio?
Un impegno per gli Adulti? Promuovere una biblio-emeroteca
Oratoriana. Non per ricordare o ri-ordinare atti e documenti, scopo meritevole.
Non per un fine bucolico o romantico. Semplicemente per testimonianza.
Quesito dai troppi risvolti, in parte già fatti
intendere, l’altra parte è molto difficili. Ci pervade una convinzione negativa
in generale ed un’assenza reiterata e prolungata. Più che aspetti particolari
va recuperato il “senso religioso” della via e della nostra Gente. Senso
religioso che potrebbe passare attraverso gesti semplici e atteggiamenti
esemplari, umili e condivisi. Questioni che coinvolgono l’Essere e non
l’Apparire.
Suggeriamo di “andare” verso la Gente non di “aspettarla”.
Sacerdoti e Preti, camminate di più a piedi nelle strade della città. Percorrete
il Centro non le strade laterali. Prendetevi il tempo. Fatevi vedere. Fermatevi
con noi-loro. Prendete un caffè al bar. Un gelato. Una birra…
C’era una volta un Parroco che a dispetto del
soprannominato “Preustel” camminava molto a piedi col baschetto. Era il suo modo
extra fumi di candele.
Si recuperino i vecchi segni e punti religiosi
rivisitandoli e riattivandoli dove possibile, presidiarli, pulirli, addobbarli,
adottarli quali riferimenti per ritrovi per ogni semplice iniziativa (rosario,
benedizione Natalizia). Come: Oratorio Imperiale / Oratorio Olearia / Oratorio Torriana/
Santele sparse / Oratorio Castellana privatizzato / Oratorio Gaggiolo.
Due/ tre anni fa leggemmo su V.A. (con orrore) le
peripezie dei Laici che si erano dedicati alla Vista delle Famiglie per Natale.
Sembrava che il problema più grande riscontrato fosse stata la pioggia di quei
giorni, non l’incontro con la Gente.
Una Comunità che fra gli aspetti
caritativi e verso i più fragili si presenta anche sotto lo stendardo di due
Madonne Lourdiane è un pessimo esempio di rottura e si spera non di inimicizia.
Se un Gruppo fa la “trippa”, subito dopo sul Foglio (prima delle depurazioni)
l’altro proponeva la “caseola”.
Poi. Magari, non si pensa che qualche
bisognoso impedito che voleva partecipare all’Assemblea non ha potuto perché
nessuno lo trasportava.
Quanto
all’ultima parte del Punto 6, è quesito inutile senza risposta, nemmeno
accettabile nel senso di fare emergere il sommerso. Trattasi di fatto molto
personale, intimo, di coscienza, di fede. Sono certo che chi percorre questa
esperienza lo fa di nascosto, semplicemente, riservatamente. C’è sempre un
border line per tutte le cose: questa è una di quelle.
Poco
tempo fa in via Briantea è morto Graziella una bella donna guardata con
sospetto perché appariscente. Lei ha curato in casa, anche da vedova, un
Fratello gravemente malato per 50 e più anni (citata nel mio libro). Non ha mai
fatto ferie. Lo sapevano in pochi. È senz’altro a riposarsi nell’Infinito
assieme a tanti altri, gente che abbiamo conosciuto e che avevano lo zaino pieno
di “frutti da portare”.
Anche questa è
una riflessione che da sola sbranerebbe i tre minuti concessi. Magari la
prossima volta ci registriamo meglio su quesiti simili. C’è uno strumento
conosciutissimo che è Voce Amica e anche CernuscoInsieme. Abbiamo lasciato, in
specie recentemente, traccia delle nostre criticità di merito: io sono pronto
ad un confronto. Più che Redazione a tanti appare come Direttorio con tutto
quel che di negativo contiene questa definizione. Un Direttorio intoccabile ed
immutabile può compensare un impegno indubitabilmente forte continuo e
qualificato senza soste? Un pensierino lo farei. Non si pretendono Anchor-Man
ma buon senso, equità di trattamento e pari opportunità, soprattutto nei
confronti della Politica Amministrativa della Città con giusto senso critico.
Il brutto anatroccolo che prima era bersaglio e toccabile, ora no perché
diventato Principe? Qui mi fermo perché siamo in Chiesa. Dalla semplice
informazione bisogna passare ai contenuti. Bisogna anche fare uno sforzo grafico
semplificativo e lineare rispetto al quantitativo soprapposto mischiato e
illeggibile. Il Foglio domenicale è un esempio di cura dimagrante che si può
imitare. So che è molto difficile e potrebbe creare appesantimenti economici ma
occorre sperimentare il fascicoletto centrale estraibile e conservabile per le
questioni importanti come questa stessa Assemblea Pastorale.
Ho fatto passare ad alcuni Amici fidati una bozza di questo mio intervento
come faccio sempre le cose che pubblico e che contano. Tutti mi hanno fatto
presente che esiste un problema Libreria. Ho risposto che diversamente dal
passato, non è più un’attività o un servizio della Parrocchia.
Quesito mal espresso. In sostanza crediamo di avere già risposto anche se solo
parzialmente.
Idem come al Punto 8.
Quelle esistenti sono più che sufficienti. Quelle semplici da recuperare
sono elencate al punto 5.
TRACCIA Punto
11: “Esprimiti liberamente …”.
Ma i
Comandamenti non sono dieci?
Dieci anni fa,
alla nascita della Comunità inter-parrocchiale vennero posti dei quesiti. Si
sarebbe potuto confrontarli.
I have dream.
Tanti anni fa,
Lucio, incominciò a parlarci di ecologia in Oratorio. Complice l’allora
giornalista di Avvenire ……che nei paginoni trattava la questione ambientale.
Alla prima
riunione di una classe Pre-ju (1954) chiesi ai Ragazzi quale argomento trattare
negli incontri. Luciano propose di ascoltare la canzone di Celentano appena
uscita. “Il mondo in mi 7a”. Qualcuno ricorderà il contenuto.
Un altro
Ragazzo voleva che andassimo insieme a vedere il film “Helga”. Qualcuno ricorderà
anche questo. Per “Helga”, nonostante il contenuto e la cultura di quegli anni,
ottenni senza alcuna remora il permesso di Don Giuseppe. Celentano divenne un
live-motive quasi un’ossessione col 45 giri sempre sul Geloso per un anno
intero. Per inciso quel Ragazzo divenne Medico.
Forse sono in
fase regressiva, forse il mio pensiero sta cambiando, forse… forse… ritornando
indietro anche per via dei campeggi, il rispetto della natura si è insediato
nel mio ippocampo ed è rimasto lì latente per tanti anni per riemergere ora. Se
potessi tornare indietro avrei insistito di più su questo argomento fortemente
educativo.
Il rispetto
del Creato è attualissimo è un Credente non può eluderlo.
Tanto più
davanti all’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, che potrebbe far parte di
un nuovo Catechismo e materia da spiegare ai nostri Ragazzi, in aggiunta al Dono
della Fede.
-------------------
Operazioni
immobiliari NON CONDIVISIBILI – realizzate nel silenzio più totale della ns. Comunità
Cristiana come la privatizzazione dell’Oratorio alla Castellana e peggio ancora
l’operazione ex Oratorio di via Briantea retrocesso per contratto, perso per
insipienza e reiettato per s-ragioni border-line. Con un minimo di accortezza
sarebbe ancora nostro col mantenimento della funzione “sacra”. Nessuna
attrezzatura edificatoria: un semplice giardino a verde come luogo libero,
aperto e frequentabile. Demolire la Grotta è e rimane uno sfregio
imperdonabile.
Scusatemi.
APPENDICE
Dal mio archivio ho estratto questi
pensieri pubblicati tant’anni fa.
(V.A.
gennaio/ febbraio 2001)
È
BELLO CANTARE…MA COME?
Esco dalla “messa solenne”
dell’Epifania (ore 11,00) rabbuiato e pensieroso. Il distacco, il solco, fra
liturgia e assemblea dei fedeli mi è sembrato ancor più profondo del solito.
Due vasi non comunicanti. Poi apro V.A. di gennaio, pagina 15. Cara Patrizia
(ma vale per tutti coloro che hanno a cuore questo problema) hai trovato pane
per i tuoi denti con la tua riflessione “aperta”. Non occorre andare solo nella
mittel Europa per scoprirlo: basta una missione qualsiasi da uno dei nostri
Missionari nel Terzo Mondo! Non medio parole e pensieri: così mi par d’essere
più genuino, a costo di rischiare “magre”. M'infondo coraggio e d’amblé ti
rispondo. Non come “addetto ai lavori” come lo sei tu, anche se lo sono stato
in passato. Certamente non come estraneo. Tento di stare da parte del semplice
fedele del “popolo di Dio”. Presumo di pensarla come la stragrande “maggioranza
silenziosa” che sta in chiesa alla messa e che anche lei soffre per questa
situazione. Un minimo di storia. All’inizio degli anni ’60 con la riforma
liturgica, ci fu un gran fermento. Non solo per il venir meno del latino e
perché il Prete si era finalmente girato. Come una bottiglia di spumante cui si
toglie la gabbietta e il tappo salta subito. Ne uscì un “vino” per taluni,
dolce (moscato) per altri, frizzante (prosecco) per altri ancora, cuvée
millesimato. Ma sempre con tante bollicine, forse troppe. Sta di fatto che nuove
parole e nuovi canti ne uscirono, impetuosi, forti dal collo della bottiglia.
Ebbi la fortuna, su incoraggiamento quasi un’imposizione di Don Felice, di
seguire la prima messa in “italiano” una domenica mattina: tremavo come una
foglia, e la voce divenne “ranteghino”. E per qualche tempo la messa fu così:
bella coinvolgente univoca assembleare, da “popolo di Dio”. Poi vennero
vendemmie sempre più scarse e non d’annata. La vite si seccò. Il punto vero,
credo, fu questo: si passò (forse inconsciamente) dalla “partecipazione” alla
“specializzazione” dove gli “addetti” furono sempre più “addetti” e il “popolo”
sempre meno “popolo”,
liturgicamente parlando. Un replay “déjà-vu” del latino, distaccato dalla
gente? Le ragioni non le so. Forse mancarono criteri ed atteggiamenti
istruttivi e mirati per il “popolo” nella sua totalità. Nessuno si prese più la
briga di “condurre” la messa dalla parte del “popolo”. L’individualismo prese
il sopravvento per fare fronte alle necessità contingenti. I canti sempre più
difficili per mancanza d’armonia musicale “assembleare” in parallelo con
l’abbandono, “tout-court”, della “vite” latinista e di tanti canti consolidati
ampiamente metabolizzati. Nella messa dell’Epifania (non ci vado ogni tanto ...)
non ricordo un canto che conoscevo. Non capivo una parola o una frase compiuta.
Che io sia duro d’orecchi? Prova, una volta, a stare “giù” in mezzo al
“popolo”, non dico in fondo alla chiesa. Vedrai e forse capirai perché nessuno
canta! Non si capisce niente! Zero! Suggerisco e tento delle tracce sulle quali
lavorare. Definizione dell’architettura e gerarchia degli spazi liturgici nella
nostra chiesa. Troppo tempo (quasi 40 anni) passati con l’altare provvisorio.
Larghe e distaccate le funzioni che devono stare raccolte (zona balaustra).
L’abbandono (o quasi) dell’organo a favore di pianole. Basi che scimmiottano
tamburi lontani e ritmi inusuali. Grattar di chitarre dissonanti. La guida che
sovrasta il Celebrante (ahi ahi) con sottolineature ovvie ripetitive
inutilmente ridondanti. Che disastro quel Gloria (o Credo, non mi ricordo più)
dell’Epifania recitato a dialogo con il Celebrante e col “popolo” che non
capiva l’innovazione! Amplificazione troppo forte (possibile che nessuno se ne accorga?)
Lettori con voci troppo disomogenee per vocalità e tonalità. L’eterna lotta con
l’asta microfonica: su giù, giù su e poi giù e poi su ancora e poi a destra e
poi a sinistra. Quando mai finirà? Tutti fattori di distrazione e di spiccato
individualismo. Va tutto male? No, ci mancherebbe: si dice che per farsi capire
si forzano i pensieri. Per ora mi fermo. Il dibattito è aperto. Resta però un
problema essenziale La nostra liturgia soffre di mancanza di “mano” univoca,
autorevole preparata cui spetta il compito di indirizzare, richiamare, sollecitare.
E correggere gli eccessi d’individualismo. Ma forse ci sono troppi
“colonnelli”!
Ciao. Sergio Pozzi.
(RISPOSTA)
Caro Sergio, rispondo con
piacere alla tua lettera, non da addetta ai lavori – perché non mi ritengo tale
– ma da semplice appartenente alla comunità parrocchiale di Santa Maria
Assunta, come del resto lo sei anche tu. Ti svelo anche com’è nata
l’ispirazione per l’articolo: dopo una messa di una domenica d’avvento, dove
l’assemblea non solo non cantava – e questo passi – ma non si sentivano neanche
le risposte alle orazioni pronunciate dal celebrante! E allora, come la
mettiamo? Ti ringrazio anche per le sottolineature ed i suggerimenti. Ne faremo
tesoro. Di una cosa però puoi stare certo: nell’ambito dell’animazione
liturgica non ci sono individualismi né colonnelli, né tantomeno gruppi che
operano in totale anarchia di indicazioni, ma semplici “servi”, ovvero persone
che scelgono di mettere “a servizio” della parrocchia parte del proprio tempo,
facendo i salti mortali con i turni di lavoro, la scuola, la famiglia, e con
nessun tornaconto, se non quello di servire il Signore! Sicuramente un servizio
che può essere migliorato, ma per il quale va perlomeno riconosciuta la
dedizione e la fedeltà all’impegno, ordinario e straordinario! Don Luigi,
comunque, ha confermato che l’argomento è già stato posto all’Ordine del Giorno
del Consiglio Pastorale, come puoi leggere dal resoconto in altre pagine del
giornale. Il problema però non sta solo nel repertorio dei canti: se fosse solo
per questo ci sono fior di documenti in materia, non ultimo quello del Papa
riportato su Avvenire di sabato 20 gennaio; nella nostra chiesa, però, diventa
un problema cantare anche i canoni di Taizé, come per esempio “Ubi caritas et
amor, Deus ibi est”, con il testo di sette parole (hai letto bene: sette) ed
una melodia semplicissima, conosciuta in tutto il mondo, e che il coro delle 11
si ostina, nonostante tutto, a proporre da un anno e mezzo, insieme a tanti
altri canti. E che dire poi della messa di oggi, domenica 21 gennaio, dove il
Santo del Bonfitto, che nella nostra chiesa si canta dal 1975 non lo cantava
nessuno? Forse, e insisto, il problema è un altro. Le nostre assemblee sono
composte da persone che vivono la celebrazione dell’Eucaristia, oltre che come
occasione di preghiera, anche come momento di vita comunitaria e vi partecipano
rispondendo e cantando. Probabilmente, per altri, la messa della domenica è
l’opportunità per vivere un’ora di raccoglimento con una partecipazione
intensa, vissuta nell’assoluto silenzio. Ed anche a questi, comunque, va il
nostro più assoluto rispetto. Al coro, permettimi però, va
data anche una piccola soddisfazione: siamo partiti un anno e mezzo fa con una
dozzina di persone: adesso siamo quasi in trenta, ed anche stamattina si è
aggregata una giovane fidanzata! Qualche motivo ci deve pur essere. Vedi tu!
Ciao! Patrizia Luraghi.
SENTIRSI
“NON CHIAMATI”.
22 settembre
2007 (CernuscoInsieme).
Caro Don Luigi,
Assisto, invero un po’ estraneo, alla nuova strategia pastorale,
di cui si parla copiosamente di questi tempi. Mi sorreggono due filoni: uno
generale, l’altro personale. Lo faccio (molto) sinteticamente e per quanto
riesca ad esprimermi, del tutto fiducioso della reciproca onestà intellettuale.
Che senso ha tutto questo? Ingressi solenni,
direttivi, richiami alle linee di Tettamanzi sul compito affidato alla Comunità
Pastorale (vedi V.A. e simili). Potrei continuare….
Tutte questioni che, prima della Famiglia di Nazareth,
non dovevano già essere la base della vita cristiana e parrocchiale? Il
progetto pastorale comune non doveva-poteva essere già presente e attuato e/o
far parte del bagaglio di base di ogni cristiano (Preti e laici) in tutte le
situazioni, in ogni comunità, in ogni tempo? E poi, quante “Pastorali” ci sono?
Non ne basta una semplice essenziale” Pastorale del cristiano”?
Già trent’anni fa (anche meno) qualcuno di noi
sosteneva che la divisione in tre parrocchie (e tre Parroci …) di un paese come
Cernusco era un errore pastorale. Agli occhi di adesso quella “profezia” trova
conferma. Forse non per scelta, ma per necessità (mancano i Preti). Fra i
sostenitori di quella tesi, di certo laici (inascoltati) magari più avveduti
dei Preti di allora. E sì che era il tempo del Concilio… La ridondanza di questi
giorni non mi convince affatto. Credo sia più ampio il compito dei laici,
rispetto a certe tesi “riduttive”. Non è solo un problema di contrapposizione,
beghe, invidie fra loro, anche se si punta il dito quasi sempre e solo su
questi “difetti”. Mi chiedo se è davvero questa la maggiore preoccupazione!
Ci sono compiti di “fede-sacramento” per i quali i
laici-cristiani dovrebbero mettersi in fila e ben intruppati. Ma ci sono
compiti “pastorali-sociali” sui quali possono dire tranquillamente la loro ed è
qui che i Preti si devono adeguare. Umiltà, pregiudizio, stima, modestia ….
fanno parte del bagaglio umano (di tutte e due le parti). Non certo nella
ironica classificazione, che mi pare del tutto stonata, riportata nelle
tipologie del cristiano sul fondo “E tu, che razza di cristiano sei?”.
Non sempre chi chiede l’elemosina è un vero povero.
Forse i più poveri davvero non hanno nemmeno la forza di chiederla. Voglio dire
che nelle nostre Comunità ci sono persone serie e preparate con bagaglio
cristiano forte. Magari vorrebbero - potrebbero fare ma … non sono “chiamati”
e, ancor peggio, non lo sono mai stati.
Non è la prima volta che tocco questa questione della
“chiamata”. Sentirsi “non chiamati” è grande sofferenza, non sempre
affrontata con serenità, anche se si lavora lo stesso per la parusia che come
ben sai è il nostro fine ultimo. Altri testimoniano senza apparire. Altri fanno
di tutto per non essere “canne agitate dal vento” quindi testimoni nel proprio
tempo. Anche qui potrei continuare in esempi positivi...
Con le dovute differenze, talune considerazioni
valgono anche nel campo politico-amministrativo locale dove, magari, si scegli
chi dà le spallate, chi appare (o si vende) meglio, di certo più per ragioni
partitiche che politiche.
Viene da pensare, nell’uno e nell’altro campo, che
questi non sono “chiamati” perché hanno autorevolezza competenze e indipendenza
e, forse, danno fastidio.
La “chiamata” dunque, almeno per le cose di Chiesa.
Soprattutto per coloro che pensavano, dopo un forte impegno giovanile, e
pensano tutt’ora nei diversi stati della vita, di poter essere ancora utili.
Ritengo, con assoluta umiltà, di essere fra questi.
Chi deve “chiamare”?
Nessun commento:
Posta un commento